Il Sacro Bosco di Bomarzo: un giardino del Sogno

- Cultura, Giardini, Lazio
sacro bosco bomarzo

L’Orco

Fra le pieghe della Tuscia, il respiro umido ed enigmatico del Sacro Bosco di Bomarzo, un giardino di creature di pietra voluto dal Principe Vicino Orsini. 

Forse è perchè sono una sognatrice che Bomarzo mi ha incuriosito.

Questo Sacro Bosco è pervaso da un’atmosfera onirica.

Entri e scendi nella dimensione del fantastico.

Cosa sognava Vicino Orsini?

Quale linguaggio ha tentato di esplorare, quanto tempo per costruire nella sua mente un enigma tanto bello?

Non puoi esplorare Bomarzo senza scatenare una ricerca.

E ti senti cieco, come se fossi affacciato su una sorgente e  ne comprendessi solo il pelo dell’acqua..

Invece Bomarzo, con quella bocca spalancata, una soglia dell’anima, ti impone di andare in profondità.

Per iniziare a vedere.

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Elefante con la torre

 

IL SACRO BOSCO DI BOMARZO, UN PERCORSO DI ENIGMI

Conosciuto come il Parco dei Mostri, io preferisco chiamarlo col suo vero nome. Sacro Bosco.

Mi pare di rispettarne meglio l’essenza.

I giardini di Bomarzo furono creati nel XVI secolo da Vicino Orsini, in una zona già in precedenza utilizzata sia in epoca neolitica che dagli Etruschi come luogo sacro. Negli speroni vulcanici attorno al parco ci sono diverse tombe etrusche che di solito venivano poste attorno ai luoghi sacri.

Il declivio sotto il paese di Bomarzo era costellato da enormi massi. Il Principe Vicino, alla maniera di Michelangelo che vedeva  le figure all’interno del candore del marmo, seppe immaginare in queste antiche pietre delle creature da liberare.

Bisognava togliere da ogni roccia la corteccia che ricopriva l’immagine essenziale

Fece scolpire i massi per assegnare loro un messaggio.

Forse per raggiungere la sapienza con un cammino introspettivo, forse per superare il dolore per la morte della donna amata.

Il Tempietto sulla sommità del Bosco è infatti dedicato a Giulia Farnese, la giovane moglie di Vicino.

Il Sacro Bosco dunque può essere un percorso per diventare più forti della morte, un magico itinerario di resurrezione?

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Tempietto di Giulia Farnese

Certamente non é nato per diventare qualcosa di folcloristico, nè un bizzarro parco di divertimenti.

Il Sacro Bosco ha un’anima parlante.

E devo entrare con la meraviglia nello sguardo e in silenzio, per tentare di decifrarlo.

“Chi con ciglia inarcate et labbra strette non va per questo loco manco ammira le famose del mondo moli sette”

Vicino Orsini, il creatore del Sacro Bosco, servendosi delle sfingi all’ingresso ci prepara con queste parole.

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La Sfinge e l’avvertimento di Vicino Orsini

Il percorso non sarà di facile comprensione. Vi sono diverse interpretazioni anche sul senso da seguire: alcuni credono il Tempietto di Giulia Farnese come inizio, altri come la fine.

Le tappe sono rappresentate da gruppi scultorei con figure mitologiche, inseriti armoniosamente nel bosco e ciascuno col proprio messaggio.

Siete entrati in un mondo fantastico.

“Voi che pel mondo gite errando vaghi

Di veder meraviglie alte e stupende

Venite qua dove son facce orrende

Elefanti, leoni, orsi orchi et draghi”

Ecco quelli che mi hanno colpito di più.

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Il Drago

LA TARTARUGA

Accarezzata dal muschio, circondata dallo scroscio di una cascata, lenta e coraggiosa vedrete la Tartaruga. Sul dorso reca la Vittoria Alata.

Questa figura era un tempo animata da un meccanismo acquatico che le faceva emettere dei dolci suoni

Senza timore, la Tartaruga sta per lanciarsi nell’ignoto ed affrontare un mostro marino.

Sa che correrà pericoli, sa che riuscirà a superarli.

Nella sua essenza sta la sua forza: Festina Lente.

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La Tartaruga

L’ORCO

La bocca spalancata dell’Orco attira ogni sguardo. E’ una porta, incute un po’ di soggezione ma invita a solcarla salendo i gradini.

Ogni pensiero vola, la scritta sulla bocca dell’Orco.

Ma ormai siete passati, avete fatto il salto nell’oltremondo o dentro voi stessi.

Nell’Orco ogni minimo suono si amplifica, acquista sostanza.

Da dentro, guardo il mondo di fuori. E mi sento al sicuro, l’Orco è come una grotta.

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Ogni pensiero vola

LA SIRENA A DOPPIA CODA

La Sirena bicaudata è un antico simbolo che mi è familiare, l’ho incontrata altre volte in Etruria e mi ha sempre trasmesso un senso di serenità.

Le ho sorriso quando l’ho vista anche qui a Bomarzo, nel Sacro Bosco.

La scultura rappresenta la forza femminile primordiale, ancorata alla terra; le due code la collegano alle acque, sorgenti della vita.

La Sirena con due code si trova vicino a un viale fiancheggiato da pigne e ghiande, che si alternano a simboleggiare le due forze che si uniscono per la creazione.

Di fronte si trova un’altra sirena, con artigli e ali di uccello, forse rappresenta l’aspetto selvaggio del femminile divino.

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La Sirena bicaudata

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Pigne e Ghiande

 

“et dimmi poi se tante maraviglie sien fatte per inganno o pur per arte”

Bomarzo mi lascia con una sensazione profonda di incanto e con molti dubbi da sciogliere.

Ma con una certezza: le meraviglie del suo percorso non sono scherno, né inganno.

Sono l’espressione in pietra e natura di un’Arte alta, una delle più antiche.

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Bomarzo, la Casa Inclinata

 

CHI ERA VICINO ORSINI, UN UOMO SEGUITO DAGLI ORSI

Nel 1523 nacque a Roma un bambino deforme, il Principe Pierfrancesco Orsini, detto Vicino.

Perse la madre in tenera età e venne cresciuto dalla nonna Diana che cercò di proteggerlo dall’ostilità del padre e dei suoi stessi fratelli.

La sua natura deforme, la gobba, la gamba trascinata lo rendevano ai loro occhi come una creatura di cui vergognarsi e da disprezzare.

Questa deformità ebbe l’effetto di acuirne l’intelligenza e la sensibilità.

La Casata degli Orsini ebbe origine da un antenato, figlio di un nobile goto, che venne allattato da un’orsa e fu chiamato Orsino. Da allora gli orsi non hanno mai abbandonato la stirpe e fanno da supporto al blasone della famiglia.

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Bomarzo, Palazzo Orsini

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L’Orso e la Rosa

 

“A Bomarzo quando non potevo dormire, e uscivo a camminare per i corridoi appena illuminati dall’incertezza dell’alba, udivo il suono di passi felpati, cauti, come di chi teme di far rumore e tradirsi, che mi seguivano nelle mie scorrerie notturne. Erano gli orsi, i vigili orsi di casa Orsini.. [..] mi seguivano con soave cautela, enormi e muti. Mi vegliavano..”

Vicino Orsini ci parla così, con slancio fantastico, della sua casata. E forse dalla natura degli orsi seppe trarre l’aspetto che lo sostenne durante la vita: la forza indomita nonostante l’isolamento.

“E il mio orrore alla bruttezza, la mia passione per la bellezza, negli uomini, negli oggetti, nei giochi della poesia, che mi cagionò disinganni ed amarezze, ma diede alla mia vita un tono esaltato e una certa tormentosa grandiosità”.

Nonostante la deformità, il Principe Orsini conobbe l’amore e la sapienza e seppe condensarli in un’opera che è andata oltre la sua morte e che rinasce ad ogni stagione.

Il Sacro Bosco di Bomarzo vive ancora.

“Una settimana dopo l’altra il parco, il Sacro Bosco, si concretò nel mio spirito. Era tutto dentro di me, tracciato con ossessionante precisione, prima ancora che fosse finita la prima delle audaci creazioni”

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INFORMAZIONI

Sacro Bosco di Bomarzo 

Località Giardino – Bomarzo (VT)

Biglietto di ingresso: 10 euro

Orari

 

BIBLIOGRAFIA

“Bomarzo” – Manuel Mujica Lainez – Sette Città

“I Giardini del sogno, il Percorso” – Michele C. del Re – Angelo Pontecorboli Editore Firenze

“Il sorriso della sirena” – Selma Sevenhuijsen – Edizioni Effigi

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Pegaso, il cavallo alato

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il Percorso nel Sacro Bosco

 

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1 Comment

  • Reply
    TIZIANA SANNA
    aprile 13, 2017 at 11:31 am

    Il Parco di Bomarzo è da sempre uno dei miei sogni nel cassetto!
    Immagino lo stupore e l’immaginazione che scaturiscono dalla visione di queste mastodontiche sculture che ti fanno sentire piccola piccola!
    Grazie per avermi anticipato questa suggestione!
    Titty

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