Palermo, San Cataldo: la purezza dell’architettura arabo-normanna

- Cultura, Palermo, Sicilia
san cataldo church

Palermo, San Cataldo e le caratteristiche cupole

La visita a Palermo non può prescindere dalla Chiesa di San Cataldo, una delle tappe dell’itinerario culturale  Arabo-normanno, tutelato dall’Unesco.

La Chiesa di San Cataldo attira l’attenzione grazie alle sue famose tre cupole rosse (che poi, in origine, rosse non erano affatto).

La sua forma compatta, quasi chiusa su se stessa, si differenzia dalle chiese che siamo abituati a vedere.

Dobbiamo questo effetto particolare al tocco arabo-normanno che si ritrova anche nello spazio interno.

Entrando,  San Cataldo non presenta decorazioni alle pareti.

Solo perfetta Geometria.

Queste forme che si alzano costruite sulla pietra, attraggono lo sguardo come magneti.

Cerchi nei quadrati, le proporzioni armoniche, la suddivisione in tre cupole che, ripetendo lo spazio, lo amplifica.

Guardi in alto e piombi dentro te stesso.

Gli occhi indugiano su questa Architettura della Purezza, sui capitelli annodati, sul riflesso nel pavimento musivo.

San Cataldo, un invito alla introspezione.

san cataldo church

San Cataldo, l’architettura delle cupole

San Cataldo: la Storia

La Chiesa di San Cataldo viene fondata nel XII secolo da Maione da Bari, l’Ammiraglio del Regno di  Re Guglielmo I.

Maione era originario della Puglia. In onore della sua terra natale, scelse come patrono della sua chiesa San Cataldo, un santo pugliese  e una forma architettonica tipica della sua patria: la basilica a cupola a tre navate.

Come mai preferì  questo tipo di architettura?

Maione costruì la chiesa come forma di rappresentazione di se stesso. Scelse quindi una conformazione sontuosa, a basilica, per una piccola chiesa come San Cataldo, con la copertura a volta completamente in pietra.

Ma vi era anche un altro motivo: San Cataldo sorge vicino alla chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, fatta costruire dal predecessore di Maione, il cristiano ortodosso di lingua araba, Giorgio d’Antiochia

Questa chiesa è del tipo cruciforme con cupola, con mosaici interni ed iscrizioni greche ed arabe. Era quindi una splendida testimonianza  della cultura di Giorgio d’Antiochia, un cristiano di lingua araba.

Così come Santa Maria dell’Ammiraglio contiene riferimenti al rito greco-ortodosso, così Maione volle per San Cataldo un riferimento al rito latino-occidentale.

San Cataldo: l’Architettura

Entrambe le chiese però sono accomunate dalla rispondenza allo stile architettonico arabo-normanno tipico dell’ambiente di Palermo:

  • La struttura muraria accurata a blocchi di pietra
  • Gli archi ciechi ogivali con decorazione concentrica
  • La cornice superiore degli edifici finemente elaborata (quasi un merletto)
  • La forma delle cupole rotonda all’esterno e con costruzione interna impostata su trombe d’angolo a gradini, dal quadrato al rotondo della base della cupola

Il carattere differente delle due chiese rispecchia quindi le diverse istruzioni dei Committenti, ma i capimastri (greci o latini) e le maestranze (probabilmente arabe) presenti in loco erano gli stessi.

San Cataldo in origine era la cappella privata del palazzo di Maione di Bari. Restò come chiesa isolata dopo l’abbattimento del palazzo di Maione avvenuto coi restauri del 1882.

La chiesa di San Cataldo è aperta al pubblico solo da un secolo, in precedenza l’accesso era riservato  all’Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro di Gerusalemme, che la custodiscono ancora oggi.

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San Cataldo, le finestre con la croce patente

Informazioni utili

Chiesa di San Cataldo – piazza Bellini, 1 – Palermo

Per informazioni sul biglietto ingresso e gli orari leggi qui

Il Riconoscimento Unesco per il percorso arabo-normanno

 

Cosa vedere nei dintorni
  • La Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, detta anche La Martorana
  • La Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria
  • I Quattro Canti
  • La Chiesa di Sant’Orsola dei Negri
  • La Piazza Pretoria
 
Bibliografia

“Potere, società  e popolo nell’età dei due Guglielmi” – Centro di Studi Normanno Svevi – edizioni Dedalo

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