Museo del Costume: viaggio nella Moda a Firenze

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Entrare al Museo del Costume di Firenze è come ripercorrere la storia recente della moda; gli abiti di donne famose sono presentati nelle sale di Palazzo Pitti, con allestimenti curati e di grande impatto.

Se pensando ad un museo del Costume, vi prefigurate nella mente delle teche con abiti vecchi e tessuti sdruciti, non siete mai stati al Museo del costume e della Moda  di Firenze.

Gli ambienti dove è allestita l’esposizione di costumi d’epoca sono già di per sé un buon motivo per la visita. Nei locali in stile neoclassico della Palazzina della Meridiana, (un’ala di Palazzo Pitti), ricchi di affreschi, lampadari antichi e preziose tappezzerie, sono presentati gli abiti di donne famose dei secoli XIX e XX.

Le sale si susseguono in un’infilata di meraviglia, che trova il culmine nel passaggio attraverso il Saloncino da Ballo. Soffuso di chiara luce, rimanderà la vostra immagine in un ambiente da favola, grazie agli specchi che lo decorano.

L’allestimento del Museo del Costume varia nel tempo; la collezione di abiti d’epoca si compone di seimila pezzi che vengono esposti a rotazione.

Una chicca del museo, è la sala che ospita i vestiti di Cosimo I De’ Medici e di sua moglie Eleonora di Toledo.

Galleria del Costume, Cosimo De Medici

Un’intera sala è invece dedicata agli abiti da sposa, di manifatture fiorentine, romane e napoletane, risalgono ai primi decenni del XX secolo.

Ho apprezzato particolarmente le Sale dedicate alle Dame delle diverse epoche. Con tavole esplicative, ritratti e meravigliosi abiti, queste donne vengono presentate in uno spaccato della loro vita, per farle conoscere al pubblico venuto ad ammirare i preziosi costumi.

Sala di Rosa Genoni

Rosa Genoni nasce nel 1867 ed è la prima donna ad incoraggiare il Made in Italy nella storia della moda. Si ispira al Rinascimento, sia nelle strutture sartoriali che nelle decorazioni che valorizzano i suoi abiti.

Collabora come docente alla scuola dell’Umanitaria di Milano, cercando di dare dignità al lavoro femminile e ricopre la prima cattedra italiana di Storia del Costume.

Nel realizzare i suoi abiti, guarda ai grandi artisti italiani: Raffaello, Ghirlandaio, Botticelli sbocciano sui vestiti di Rosa. Il Manto da Corte, in prezioso velluto verde, richiama un acquerello  del Pisanello, mentre l’abito da ballo rimanda alla Primavera del Botticelli.

Questo abito di raso di seta, con sopravveste in tulle, accoglie con delicatezza i ricami a motivo floreale e valse a Rosa il Gran Premio per la sezione arte decorativa all’Esposizione Internazionale di Milano del 1906.

Sala di Eleonora Duse

Eleonora Duse fu una delle attrici teatrali italiane più celebri tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.

Fu un’innovatrice nell’ambiente teatrale. Staccandosi dalle rappresentazioni tradizionali di fine ottocento, voleva portare al centro della scena i temi più spinosi della perbenista società borghese: il denaro, il sesso, il matrimonio, il ruolo della donna.

Gli abiti di Eleonora Duse vi faranno subito pensare allo stile di Mariano Fortuny, le loro linee in stile Liberty e i tessuti preziosi sono inconfondibili!

Sala di Donna Franca Florio

Il nome di Donna Franca Florio evoca l’alta società ed aristocrazia italiana e straniera dei primi del Novecento. Questa donna nasce baronessa in Sicilia, ma la sua ascesa corre in parallelo con quella della potentissima famiglia dei Florio.

I Florio, nella Palermo della Belle Epoque, diedero sfoggio di ricchezza ed enorme capacità imprenditoriale: miniere di zolfo, tonnare, compagnie di navigazione con flotta di 99 navi, corse automobilistiche sono solo alcuni esempi del loro grande potere.

Donna Franca amò l’eleganza e la custodì in un amplissimo guardaroba che venne ulteriormente arricchito in occasione della sua nomina  a dama di corte della Regina Elena di Savoia.

Informazioni utili

Il Museo della Moda e del Costume si trova a Palazzo Pitti, la biglietteria è sulla destra, guardando la facciata del Palazzo.

Il biglietto di ingresso costa 7 euro e comprende anche il Giardino di Boboli, il Museo delle Porcellane e il Giardino Bardini.

 

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