Monticchiello, un Teatro Povero lungo un anno

Monticchiello, un Teatro Povero lungo un anno
Teatro Povero di Monticchiello
Marco e Giulia

 

Dove ci si siede in piazza a Monticchiello convinti di vedere uno spettacolo teatrale e invece in scena arriva l’anima del teatro. 

 

Il Teatro Povero di Monticchiello nasce 51 anni fa in un borgo di campagna e della campagna ha ereditato alcuni tratti.

In estate ha il suo raccolto generoso, lo spettacolo in scena, solo perché i semi, l’incontro collettivo dove si discute  il nuovo spettacolo, vengono messi a dimora già in inverno.

Ogni anno si tiene un’assemblea aperta per raccogliere le idee e gli spunti di chi vorrà partecipare.

Il raccolto di storie viene poi passato al vaglio dal regista Andrea Cresti e da un gruppo ristretto per arrivare a un copione. Questo sarà di nuovo discusso con gli abitanti di Monticchiello, in un processo lungo, paziente e creativo che porterà allo spettacolo.

Il Teatro Povero è corale.

Come una messe ha bisogno del lavoro congiunto di molte braccia, così il Teatro Povero è il frutto quasi miracoloso di un gruppo di persone, gli abitanti di Monticchiello, che ancora custodiscono il dono di saper essere ‘comunità’.

Diversamente, ognuno con le proprie idee e i propri egoismi, non si andrebbe da nessuna parte: il raccolto sarebbe compromesso, lo spettacolo non avrebbe voci, né gesti.

Il Teatro Povero è coinvolgente.

La natura corale dello spettacolo continua anche durante la messa in scena; gli attori di Monticchiello non perdono un colpo, il ritmo è ben orchestrato, mira a far riflettere il pubblico.

Lo emoziona parlando un linguaggio che è anche dentro di noi.

Teatro Povero di Monticchiello
Malcomune, autodramma degli abitanti di Monticchiello

 

AUTODRAMMA DELLA GENTE DI MONTICCHIELLO: MALCOMUNE

Malcomune tratta della crisi demografica e della disgregazione dello spirito comunitario. Una legge fredda e basata su un algoritmo (visto come un dente di pescecane)  impone la fusione dei comuni che non raggiungeranno una soglia minima di abitanti.

 Su questo vincolo si innestano discussioni per evitare la fusione, ma le soluzioni proposte dalla gente non reggono, la popolazione è troppo in là con gli anni.

Riemergono le discordie del passato, una cooperativa di contadini che non prese mai il via. L’incapacità di costruire qualcosa insieme diventa oggi una minaccia anche per il futuro.

Sulla scena, attraverso la voce dei personaggi, si materializzano due aspetti che ritroviamo nella dimensione sociale vissuta da tutti noi: la tendenza a riconoscersi come parte di qualcosa di unitario, minata dall’invidia, dalle incomprensioni che portano a crepe profonde, alla disgregazione amara.

Teatro Povero di Monticchiello
i contadini discutono della cooperativa

 

La scena più viva, per me, è quella della visione di Marco, le sue parole scorrono mentre in scena si illuminano, uno alla volta, punti luminosissimi, sono le torri e i campanili dei paesi della Val d’Orcia.

‘Credo nei sogni e credo nel futuro. Riavvolgiamo il nastro della nostra piccola storia e immaginiamo intorno a noi, accovacciati e alteri, sulle colline che riusciamo a far emergere da questa terra piatta… [..] Vengono da molto lontano nel tempo, vengono dal Medioevo e dal Rinascimento, ma hanno radici molto più lontane’

L’evocazione della Val d’Orcia passa dalla voce di Marco a quella di altri attori.

Gabriella ‘ La conosco la mia valle. Ha visto donne e uomini rompersi la schiena sulla terra, per tutta la vita, dal sorgere del sole fino al tramonto per rivoltare con fatica zolle di creta luccicante’

Marco ‘ Ha visto nascere e morire sogni e speranze’

Andrea ‘ trovato ricchezze impensate in una terra che sembrava impastata col latte di luna’

Luchino ‘ha vissuto un’emigrazione travolgente, povertà e umiliazioni, ma è stata capace di resistere, sempre!’

Marco ‘ Vengono dalla storia questi piccoli borghi e ci fu un tempo in cui si guardarono con affetto e sembrarono legati da un destino amico seppure difficile, ma che forse, oggi, sarebbe capace di sconfiggere quel dente di pescecane che graffia senza scampo’..

Quando le luci calano sulla fine dell’autodramma, il conflitto non è risolto, il sogno di Marco è ancora lì sospeso nell’aria.

E allora dal pubblico, basta allungare una mano, e trattenerlo palpitante e prezioso nel proprio cuore.

Teatro Povero di Monticchiello
applausi agli attori non attori

 

ATTORI NON ATTORI per il MALCOMUNE

Avrei voluto conoscere uno ad uno questi attori- non attori. Bravissimi ad interpretare se stessi, non sembrano recitare. Penso che il loro ‘segreto’ sia credere davvero al messaggio che portano in scena, perché è scaturito dalla loro comunità.

Loro stessi, mentre mettono in scena la disgregazione e la mancanza di una speranza condivisa per il futuro,  loro stessi sono questa speranza.

La dimostrazione lunga 51 anni che l’unica possibilità che abbiamo è quella di cambiare noi stessi e di metterci in gioco.

Il Teatro Povero come palcoscenico di confronto.

Incontro di menti, di volti, di cuori.

Teatro Povero di Monticchiello
il regista Andrea Cresti e gli attori

 

Ringrazio Gianpiero Giglioni che con le sue parole ha saputo raccontarmi l’essenza del Teatro Povero

 

INFORMAZIONI UTILI

Ufficio Turistico di Monticchiello gestito dal Teatro Povero – tel 3343184535

 

BIBLIOGRAFIA

Malcomune, autodramma della gente di Monticchiello, copione

amarisla

Ciao, mi chiamo Serena e Amarisla è il mio progetto dedicato alla Toscana e ai Giardini, un taccuino di viaggio con i miei racconti e consigli. Sono nata e cresciuta a Milano, ma da 12 anni vivo in Toscana perchè ho dato ascolto a un sogno: trasferirmi dalla città alle colline senesi..

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