Montalcino, Abbazia di Sant’Antimo: musica di pietra in Val d’Orcia

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Abbazia Sant'Antimo

Abbazia di Sant’Antimo, vista dalla strada

Lungo la Via Francigena, nei territori di Montalcino, sorge l’Abbazia di Sant’Antimo, un esempio unico di romanico toscano influenzato dalle architetture francesi

La strada da Montalcino a Castelnuovo dell’Abate si snoda come un inno alla campagna toscana.

Sei rilassato, ti godi quel panorama che distende i pensieri.

Così, quando a un certo punto ti guardi sulla destra, vieni colto di sorpresa.

L’Abbazia di Sant’Antimo non te l’aspetti così.

Sai che vicino a Castelnuovo dell’Abate c’è una chiesa, la immagini come una pieve di campagna.

Invece, la Valle Starcia si dischiude come una conchiglia a svelare un tesoro.

Chiara, di proporzioni armoniose, l’Abbazia di Sant’Antimo ti devi proprio fermare a guardarla.

Così mi sono fermata io, perché da lontano mi piaceva vederla carezzata dall’argento degli olivi.

Mi sono fermata, immaginando che l’Abbazia fosse stata finita ieri.

Avrei voluto incontrare l’ultimo scalpellino che stava per andare via.

Fermare il tempo per potergli chiedere dei simboli antichi racchiusi nei capitelli.

Per poter sapere come hanno fatto, nell’ XI secolo, a scegliere di posizionare l’altare proprio nel punto di incontro di tre corsi d’acqua sotterranei.

Nessuno è lì per rispondermi.

Ma loro, i Costruttori di questa architettura magnifica, hanno lasciato il loro messaggio scolpito nell’Abbazia.

E ancora oggi risuona, sonoro, come una eterna musica di pietra.

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Abbazia Sant'Antimo

Abbazia di Sant’Antimo, l’abside con le cappelle del deambulatorio

 

L’ABBAZIA DI SANT’ANTIMO: LA STORIA

La storia spesso sovrappone strato allo strato.

L’Abbazia di Sant’Antimo si sviluppa da un primitivo monastero carolingio, che a sua volta sorgeva su una villa di epoca romana. Si pensa che nei pressi dell’Abbazia ci fosse la fonte Arcangela, dalle proprietà terapeutiche; è stata infatti ritrovata un’incisione con la scritta “Venite et bibite”.

Il monastero, grazie alla doppia protezione del Papa e dell’Imperatore, crebbe in importanza (e in possedimenti).

In una carta imperiale del 1053 leggiamo che i possedimenti contavano “96 tra castelli, poderi e mulini, 85 tra monasteri, chiese, pievi ed ospedali”. L’Abate di Sant’Antimo possedeva anche il Castello di Montalcino, dove alloggiava il priore.

L’Abbazia come la vediamo oggi nacque grazie a una sostanziosa donazione.

Il Conte Bernardo della famiglia degli Ardengheschi, nel 1118 cede l’intero patrimonio a Ildebrando, perché lo trasferisca all’Abbazia.

E’ una donazione importante, ancora oggi ne troviamo traccia nell’iscrizione sui gradini dell’altare maggiore.

Grazie a questa donazione, l’abate Guidone dà inizio al grande cantiere della nuova abbazia.

Abbazia Sant'Antimo

Abbazia di Sant’Antimo, navata laterale

 

L’ABBAZIA DI SANT’ANTIMO: L’ARCHITETTURA

Il Deambulatorio

Le abbazie benedettine d’Europa erano in contatto fra loro, in particolare l’Abbazia di Cluny faceva da ispirazione per le altre.

A Sant’Antimo, la presenza delle cappelle radiali e del deambulatorio circolare sono dovute all’influenza francese, probabilmente all’abbazia di Vignory, nella Champagne.

Il deambulatorio è una presenza rara nelle chiese romaniche italiane, lo troviamo in pochi altri esemplari.

Questo elemento nasce dall’esigenza dei pellegrini di girare attorno al luogo dove riposano le reliquie del Santo ed è tipico delle chiese che sorgono lungo le vie di pellegrinaggio (la via Francigena, in questo caso).

Abbazia Sant'Antimo

Abbazia di Sant’Antimo, deambulatorio di ispirazione francese

 

 
I Capitelli

Entrando a Sant’Antimo, un elemento che salta subito agli occhi sono i capitelli.

Quello più noto è posto sulla destra rispetto all’ingresso e rappresenta la scena di “Daniele nella fossa dei leoni”.

Si dice sia stato scolpito dal Maestro di Cabestany, un artista scalpellino di cui si sa poco, con uno stile ben riconoscibile: scolpisce composizioni complesse, senza vuoti, con una resa molto energica nelle espressioni dei visi e nelle creature zoomorfe.

Nel capitello, oltre a Daniele e ai leoni, vediamo draghi e serpenti.

Osservando i capitelli uno ad uno scopriamo motivi vegetali, aquile, centauri, nodi, capre, diavoli.. che ritmo sonoro stabiliscono fra loro? Possiamo leggerli svolti come in una sequenza musicale?

Una sequenza certamente non casuale, un mistero da decifrare..

Abbazia Sant'Antimo

Abbazia di Sant’Antimo, capitello con la scena di Daniele e i Leoni

 

INFORMAZIONI UTILI

All’Abbazia di Sant’Antimo si possono ascoltare ancora i Canti Gregoriani.

La visita è libera e segue questi orari

 

COSA VEDERE NEI DINTORNI

  • Castelnuovo dell’Abate
  •  Montalcino, che dista solo 9 km dall’Abbazia 

 

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