Franco Michieli, La vocazione di perdersi

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Franco Michieli la vocazione di perdersi

il libro di Michieli e un’opera di Arti noa *

 

Cosa significa ‘perdersi nella Natura’? Franco Michieli racconta la sua esperienza di vita in questo piccolo libro ‘La vocazione di perdersi’, denso di anima

 

Dal ’98 Franco Michieli ha iniziato a percorrere vasti territori senza mappe e senza strumenti artificiali per l’orientamento, come gli uomini antichi e gli animali migratori.

Apro questo piccolo libro mentre sono in biblioteca. Sembra che se ne stia lì a chiamarmi, con quell’idea del perdersi che mi piace così tanto.

Così lo porto a casa e Franco, con parole semplici e piene di umanità, mi apre alla mente una dimensione del viaggiare che, come uomini moderni, non abbiamo mai conosciuto.

Per darci un’idea, cita Barry Lopez: ‘quando viaggio mi sforzo di conoscere il territorio come se fosse un essere umano, con la sua complicata, insondabile personalità. Aspetto che sia lui a parlare. E aspetto. E aspetto’.

Il tempo è un aspetto del viaggiare che oggi è sempre compresso, un ritaglio fra gli impegni della vita di tutti i giorni.

‘la via non tracciata che chiediamo alla terra e al cielo di suggerirci esiste nella fiducia: se smettiamo di crederle, siamo persi [..] La bellezza di questo scenario avvince e si fa viscerale perché è piena di ignoto.’

 

Avanzare in un territorio, senza strumenti artificiali.

Oggi che siamo sempre rintracciabili e abbiamo a disposizione mappe di carta, digitali, gps.

Franco Michieli sceglie di andare nella direzione opposta.

Franco Michieli la vocazione di perdersi

*

 

‘La scelta rende autentica la possibilità di perderci e, di conseguenza, il suo opposto: l’occasione per trovare, per trovarci, per essere trovati dall’inaspettato. [..] Imparare a perdersi anche in ambienti dove si vive è fonte di infinite scoperte. Questa impostazione richiede di non avere fretta di rientrare [.. ] e di potersi soffermare nella natura per un tempo adeguato alla vastità dei luoghi’.

Franco Michieli la vocazione di perdersi

a piedi in Trentino

 

Considera come dovevano percepire il mondo i nostri antenati.

‘ Non potevano essere intimoriti dalla mancanza di riferimenti, come non lo sono il bufalo delle grandi praterie o il giaguaro nella foresta sconfinata, semplicemente sono a casa loro. Così eravamo noi, dove oggi ci sentiremmo sperduti: nell’immensa casa dei viventi, senza muri e senza tetti. [.. ] L’uomo arcaico, che sperimentava ogni giorno di dipendere dalla relazione con tutti gli altri esseri, nelle vastità e nei silenzi in cui si trovava, sentiva che quella dipendenza non veniva dalle cose come apparivano, ma da uno spirito nascosto dentro di esse’.

 

Dalle piccole pagine risuonano concetti meravigliosi: attendere, ascoltare, elevarsi.

A 19 anni Franco decide di fare a piedi la traversata delle Alpi, da Ventimiglia a Duino, da ovest a est, senza tenda e dormendo sotto le stelle.

‘Non senza sorpresa, ogni timore sulle mie capacità di adattamento scomparse in un paio di settimane; non avevo mai dormito così bene e con tanta serenità come in quei bivacchi sotto le stelle. [..] Durante la traversata delle Alpi sono stato accompagnato dal sentimento persistente e crescente di trovarmi in buon rapporto con la montagna. E’ stato qualcosa come iniziare, a 19 anni, a togliere il ruolo di protagonista a me stesso, per vederlo sempre più diffuso intorno a me, in ciò che è altro da me’.

Franco Michieli la vocazione di perdersi

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A 23 anni attraversa la Norvegia, spesso fuori sentiero, viaggia senza cartine, senza le ‘guastafeste che rivelano sin troppo’.

‘Le persone non esplorano il mondo, ma l’idea che se ne sono fatta’ o spesso l’idea che altri hanno ben confezionato.

Da giovane Michieli cresce nella zona sud-est di Milano, in pianura, senza la possibilità di osservare un orizzonte aperto.

Un orizzonte, ecco cosa non c’è. Ovunque si vada si è chiusi: qui rinascono i bisogni insostituibili degli orizzonti. [..] E’ nostalgia, non solo della natura. Non di qualcosa che avevamo. E’ nostalgia di ciò che abbiamo mai avuto, e che pure non può che mancarci’.

 

Oggi è garante internazionale di ‘Mountain Wilderness’ e vive in Val Camonica, che continua ad esplorare con il suo cane.

‘Anche se solo per poche ore alla volta, qui vivo un gran numero di ricerche, di scoperte e di momentanei smarrimenti in luoghi che non conosco. [..] Il ritorno spirituale offerto alla vita interiore quotidiana da queste piccole uscite è quanto di più prezioso esista’

 

Uno dei messaggi più potenti di Michieli è quello di ridimensionare la spinta tecnologica.

‘per me è stato questo il significato, una volta raggiunta una sufficiente esperienza nel muovermi in natura, di eliminare mappe materiali, informazioni dettagliate, bussole e ogni altro strumento tecnologico per l’orientamento e le telecomunicazioni. [..] una giornata nella natura può assumere più profonda bellezza non programmandola nel dettaglio, ma lasciandola emergere di fronte alla nostra semplice sensibilità, dopo aver tolto le protesi tecnologiche che sostituiscono l’animo umano e nascondono l’intervento della natura’

Franco Michieli la vocazione di perdersi

la Marmolada

 

Fatica a immedesimarsi negli esploratori che, durante le loro avventure, ritengono la natura indifferente.

‘Non potrei mai affermare che la natura è indifferente. Il suo linguaggio non è per niente umano, non è rumoroso, vola e non resta scritto, non dimostra ma convince, è fatto di nulla e della totalità. Eppure mi resta impresso più di ogni altro. [..] Il tema è difficile. Forse perché in ogni campo c’è fretta di arrivare al risultato programmato e non si vede nient’altro. O più semplicemente perché ascoltiamo troppo noi stessi, anche quando intorno c’è silenzio: forse l’incessante tic-tac del nostro cervello ci impedisce anche solo di sospettare l’esistenza di una realtà spirituale coesistente col mondo?’

Franco Michieli la vocazione di perdersi

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In conclusione del libro, trovo una riflessione sulla libertà.

‘Mantenere la libertà di perdersi, poter uscire dalla rete che ci ha catturato tutti, attendere nel silenzio sottile della natura che qualcosa si riveli è l’esperienza originale della spiritualità, quella che l’uomo arcaico ha individuato spontaneamente. [..] Riusciremo a proteggere la libertà di poter fare a meno degli stupidi fili di Arianna, quelli che impediscono agli uomini di scoprire se il labirinto del mondo è fatto per perderci o per farci ritrovare invisibilmente su una via?’

Franco Michieli la vocazione di perdersi

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Un libro che ho riletto, per assorbire alcuni passaggi e riflettere sul valore di vivere esperienze nella dimensione per cui siamo creati: quella naturale.

Franco, un mattino, arriva all’Altafjorden aperto tra montagne bianche:

‘Non so spiegare come davvero la via abbia preso forma giorno dopo giorno. Ma riconosco in me il desiderio di incontrare il mistero che ci ha camminato accanto’

 

LIBRO:

‘La vocazione di perdersi’ – piccolo saggio su come le vie trovano i viandanti

Franco Michieli – Ediciclo Editore

 

*l’opera in legno di mare recuperato è di Arti noa, una creativa sarda che sa riportare a galla l’anima delle cose.

Franco Michieli la vocazione di perdersi

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1 Comment

  • Reply
    Emmanuelle
    novembre 14, 2017 at 11:25 pm

    Merci pour cet article sur le livre de Franco Michieli grâce à la traduction j’ai apprécié tout les beaux extraits et je vous remercie .Vos photos sont d’une grande beauté .
    Le travail de Delia qui accompagne votre article est un très beau choix .Une belle créatrice pleine de sensibilité .
    Merci à vous .
    Emmanuelle

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